Paolo Borsellino: 30 anni fa, in via D’Amelio, anche un poliziotto imperiese. “Non scorderò mai l’odore di morte e polvere da sparo. La gente si chiedeva ‘e ora a chi tocca?’/Le immagini

Attualità Imperia

Tra i testimoni della strage di via d’Amelio che il 19 luglio del 1992 costò la vita al giudice Paolo Borsellino e ai cinque agenti della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, c’è anche un agente di Polizia, 51 anni, oggi in servizio a Imperia.

Nei giorni dell’attentato era in servizio alla scuola allievi agenti di Peschiera del Garda e fu trasferito d’urgenza a Palermo. Arrivò in via D’Amelio due giorni dopo l’attentato a Borsellino. Nel corso della propria permanenza in Sicilia, 45 giorni, scattò anche alcune immagini che ancora oggi, a distanza di 30 anni, sono agghiaccianti.

Strage via d’Amelio: il ricordo di un poliziotto imperiese

“All’epoca avevo 21 anni – racconta a ImperiaPost- subito dopo l’attentato io e i miei colleghi fummo trasferiti d’urgenza a Palermo a bordo di due aerei. Il nostro compito era effettuare un servizio di antisciacallaggio nelle due palazzine devastate dall’esplosione. In quanto dichiarate inagibili, accompagnavamo i residenti, insieme ai Vigili del Fuoco, a prendere le proprie cose.

La prima cosa che ricordo è l’odore, appena arrivati. Ci accompagnò per giorni e giorni, si sentitva per mezzo chilometro. Odore di morte e di polvere da sparo. La gente era incredula, ricordo bene che in molti dicevano ‘chissà ora a chi tocca’.

Per le prime due settimane c’era un continuo via vai di persone. Portavano fiori, scattavano una foto. Palermo era tramortita da quello che stava accadendo. Prima Falcone e poi Borsellino, la mafia faceva paura perché aveva dimostrato di avere mezzi enormi.

Uno dei primi giorni accompagnammo alcuni residenti in un appartamento al secondo piano. Quando uscimmo sul terrazzo trovammo alcuni resti di un collega della scorta di Borsellino. E’ un’immagine che mi porterò per sempre dietro. A quelle persone non importava nulla delle vittime, eravamo di fronte a un fenomeno criminale mai visto prima.

Andammo via dopo 45 giorni, solo dopo un pò di tempo mi sono reso davvero conto di quello a cui aveva assistito. Ricordare ogni anno le stragi di mafia è fondamentale. Quel periodo storico fu drammatico, non bisogna dimenticarlo e continuare combattere”.