Imperia: dal Liceo Vieusseux al CERN di Ginevra, la storia di Michele Battistin. “Da un progetto del premio Nobel Rubbia, studio come ottenere energia dalle scorie nucleari”

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Con una carriera di oltre 20 anni al CERN di Ginevra, ora si occupa di progetti legati all’utilizzo delle scorie nucleari per produrre energia. Stiamo parlando dell’imperiese Michele Battistin, ex studente del Liceo Scientifico Vieusseux di Imperia, laureato in Ingegneria all’Università di Genova con una tesi di laurea effettuata al CERN di Ginevra, dove ha avuto l’opportunità di lavorare nel gruppo del premio Nobel Prof. Carlo Rubbia. Da gennaio è entrato a far parte di Newcleo per riprendere proprio il progetto di Carlo Rubbia.

Ieri è stato ospite, in videoconferenza, presso l’auditorium Carlo Carli, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’UNITRE, e ImperiaPost lo ha intervistato per conoscere meglio il suo percorso e i suoi studi.

Imperia: dal Liceo Vieusseux al CERN di Ginevra, la storia di Michele Battistin

Cosa ricorda della sua formazione come studente a Imperia?

“Ho frequentato il Liceo Scientifico Vieusseux e fin da subito è emerso il mio spiccato interesse per le materie scientifiche rispetto a quelle letterarie. Sono stati anni molto belli che ricordo con piacere. Ho avuto la fortuna di stringere un rapporto stretto con i compagni di classe. Ancora oggi, con la maggior parte, abbiamo un gruppo WhatsApp dove ci teniamo in contatto e ci vediamo regolarmente. Dopo la maturità, tra le varie università ho scelto quella di Genova, facoltà di Ingegneria”.

Come si è sviluppata la sua carriera?

“Sono stato selezionato dal CERN di Ginevra per un contratto di 12 mesi come ‘technical student’, trasformato poi in 2 anni, per occuparmi di simulazioni al computer di termofluidodinamica. Lì ho avuto l’opportunità di lavorare nel gruppo del Prof. Carlo Rubbia, premio Nobel, sul progetto del “amplificatore di energia”: un reattore nucleare in grado di bruciare le scorie prodotte dalle altre centrali in modo assolutamente sicuro perchè alimentato da una sorgente esterna e non dalla reazione stessa. Il Prof. Rubbia ha lavorato al progetto per anni e io avuto fortuna di poter aiutare il team per quasi un anno.

Successivamente ho lavorato per cinque anni a Milano nell’industria dell’ossigeno e nella consulenza strategica di impresa, finchè nel 2001 sono stato richiamato dal CERN, e questa volta sono rimasto per 20 anni. Durante i primi 10 anni mi sono occupato di progetti per il raffreddamento di rilevatori di particelle, seguendo 30 progetti in parallelo riguardanti 30 diversi sistemi di estrarre calore dai rivelatori di particelle e mantenendo la temperatura adatta per il funzionamento. Mi sono occupato della parte di design, di costruzione, di test e di messa in servizio.

I successivi 10 anni ho lavorato con un salto di potenza, passando da Chilowatt a Megawatt per quanto riguarda la potenza dei sistemi di raffreddamento degli acceleratori di particelle e di ventilazione dei tunnel sotterranei e sperimentali in superficie. Gestivo 30 progetti in parallelo relativamente a grossi impianti sia per dimensioni che per complessità”.

Un anno fa è arrivata una svolta?

“Sì, circa un anno fa, un mio vecchio e stimato collega, con cui avevo lavorato fianco a fianco nel 1995 nel team del Prof. Rubia, Stefano Buono, mi ha chiamato perchè mi voleva in squadra in una nuova società, la Newcleo, che ha ripreso e sviluppato il progetto di Carlo Rubbia.

Quindi mi sono trasferito a Torino e sto contribuendo a costruire la società e a gestire i vari progetti per realizzare reattori nucleari di quarta generazione, che siano sicuri, sostenibili e verdi e puliti, con bassa emissione di c02. Una grossa sfida che punta anche a fare tutto a costi ben inferiori rispetto ai progetti nucleari fatti fino a oggi.

Lo scopo principale, riprendendo l’idea del Prof. Rubbia, è quello di produrre energia bruciando le scorie nucleari esistenti. Invece di pensare a costruire androni sotterranei dove stipare le scorie per migliaia di anni, cosa che ritengo sbagliata dal punto di vista etico perchè così facendo creiamo un problema di cui dovranno occuparsi le generazioni future, vogliamo prenderle e ottenere energia. Oggi è un tema ancora più importante perchè ci siamo resi conto di quanto siamo dipendenti dalle fonti di energia tradizionali.

Sicuramente le energie rinnovabili sono importanti e sono le benvenute, daranno un contributo importante alla questione energetica, ma hanno un problema di intermittenza. A seconda del caso, non possono ottenere energia quando è nuvolo, di notte o quando c’è poco vento. Serve una soluzione solida per avere energia indipendente dai fattori atmosferici esterni”.

Riguardo l’energia nucleare però l’opinione pubblica nutre forti dubbi e preoccupazioni, lei cosa ne pensa?

“È vero che il grande pubblico nutre forti sospetti. In Italia due referendum hanno portato lontano la possibilità di utilizzare l’energia nucleare, infatti la nostra società si sta concentrando su Francia e Inghilterra per realizzare questi reattori a partire dal 2030. Se cambieranno le cose siamo pronti ad agire anche in Italia. 

Bisogna dire che questi sistemi di quarta generazione hanno livelli di sicurezza che non hanno niente a che vedere con i livelli precedenti. Dati alla mano il numero di morti legati alle emissioni di gas, particelle sottili e di quello che bruciamo costantemente ha un ordine di grandezza decisamente superiore rispetto a quello legato ad altre fonti. Penso che l’opinione pubblica stia già cambiando, anche in Italia se ne parla sempre di più”.

Un consiglio per i giovani che aspirano a una carriera nel mondo scientifico?

“Essere attivi, non aspettare che le informazioni arrivino, ma andarle a cercare. Ad esempio, il Cern offre enormi opportunità a chi vuole andare a studiare: dal ‘summer student’ al ‘technical student’ al ‘doctoral student’. Guardatevi sempre intorno e informatevi il più possibile”.