IMPERIA. AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO A PROCESSO. COLPO DI SCENA IN TRIBUNALE, IL GIUDICE INFLIGGE UNA CONDANNA A 1 ANNO E 2 MESI, MA…/ ECCO COSA È SUCCESSO

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È questa la condanna inflitta dal giudice Caterina Lungaro nei confronti di Barbara Valentini, amministratore di condominio accusata di…

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Imperia. Un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, e 28 mila euro di risarcimento danni oltre alle spese legali della controparte. È questa la condanna inflitta dal giudice Caterina Lungaro nei confronti di Barbara Valentini, amministratore di condominio accusata di appropriazione indebita a seguito della denuncia di alcune famiglie residenti in uno stabile di via Carducci a Porto Maurizio. Il giudice Lungaro ha esaminato tre contestazioni di appropriazione indebita, una per 32 mila euro (per il quale ha assolto la donna perché il fatto non costituisce reato), una per 42 mila euro (per il quale ha assolto la donna perché il fatto sussiste) e un’altra per 8 mila euro, per la quale invece ha condannato la donna.

Inoltre il giudice in un caso ha riqualificato il reato di appropriazione indebita, contestando alla Valentini il furto di 20 mila euro a un singolo condomino, condannandola a una pena complessiva di un anno e due mesi e 28 mila euro di risarcimento. 

Nel corso della requisitoria il Pubblico Ministero Onorario Tiziana Berlinguer ha chiesto un anno e sei mesi di reclusione. Sia il Pm che l’avvocato di parte civile Patrizia Rava hanno sostenuto che da parte della Valentini vi era la coscienza e volontà di commettere il reato in quanto sorda alle richieste di documentazione da parte dell’assemblea condominiale”. Secondo l’accusa la Valentini “non ha mai fatto bilanci in tre anni e mezzo ed emesso fatture ingiustificate una volta terminato l’incarico. Il reato si è consumato con l’appropriazione indebita di somme durante e al termine dell’incarico”. La parte civile ha chiesto 87 mila euro di risarcimento danni oltre ai danni morali e alle spese legali. 

“Non è vero che l’amministratrice si è appropriata indebitamente delle somme contestate. Ci sono le prove documentali. I lavori di ristrutturazione vennero realizzati ,ma non a regola d’arte”. Ha replicato nell’arringa difensiva l’avvocato Tania Dimarcoberardino. “La signora Valentini non fu mai autorizzata dal condominio a pagare la ditta esecutrice dei lavori. I condomini sapevano tutto. Sapevano delle difficoltà nella gestione. Tutti potevano controllare i documenti. I condomini non hanno mai versato somme in più, ma coperto solo i pagamenti rivolti alla ditta incaricata dei lavori. La gestione della signora Valentini è stata certamente incasinata, ma non sussiste alcun reato. Non ci fu dolo”. La difesa ha dunque chiesto l’assoluzione perché fatto non sussiste e in subordine all’assoluzione perché non vi è la prova che il fatto sussiste o comunque il riconoscimento delle attenuanti generiche.

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