Imperia, processo morte Mauro Feola: parla il bagnino del Papeete. “Tuffarsi quel giorno era da incoscienti”

Giudiziaria Imperia

Dopo la testimonianza di Caterina Pandolfi, 21 anni, è stato il turno di Aldo De Notaris, 67 anni.

Sono comparsi oggi davanti al giudice monocratico Laura Russo i due ex bagnini del “Papeete Beach”, difesi dall’avvocato Erminio Annoni, accusati di omicidio colposo a seguito della morte di Mauro Feola, avvenuta il 25 luglio del 2015 nelle acque antistanti il noto stabilimento balneare sul lungomare di Oneglia.

Dopo la testimonianza di Caterina Pandolfi, 21 anni, è stato il turno di Aldo De Notaris, 67 anni.

Morte Mauro Feola: il processo

Durante le scorse udienze, sono stati sentiti svariati testimoni, tra cui parenti e amici di Mauro Feola, il figlio Alessandro, e il dott. Dario Pezzini, consulente tecnico dei legali della moglie di Feola, Monica Ramella.

Nel corso dell’odierna udienza sono comparsi davanti al giudice i bagnini che si trovavano in servizio quel giorno, Caterina Pandolfi e Aldo De Notaris, imputanti al processo.

Processo morte Mauro Feola: il racconto di Aldo De Notaris

“Feola (Alessandro) mi ha chiesto aiuto per il padre. Penso di aver risposto abbastanza male, perché il mare era molto mosso e tuffarsi era da incoscienti. È più di 40 anni che faccio il bagnino. È stato un comportamento non abituale, è stato quel momento lì.

Non c’erano le condizioni per entrare in acqua. Si annegava. In 40 anni di esperienza mi è capitato di salvare persone, ma mai in queste condizioni.

C’erano tutte le dotazioni necessarie.

Quando ho visto il figlio di Feola mi sono accorto che c’era una persona in acqua. Sono venuti anche due signori. Ho preso un salvagente munito di sagola lunga 30 metri e l’ho lanciato in acqua, ma non è servito a niente perché le onde mi hanno travolto e fatto cadere in acqua.

Oltre alla riva non era possibile intervenire. Ad un certo punto sono intervenute altre persone. Abbiamo girato sul molo della Rabina per diversi minuti però il corpo si spostava in continuazione. Quando abbiamo visto che era vicino alla scogliera questi ragazzi si sono buttati prima di noi. Tutto lì. È stato un attimo. Nessuno si è buttato prima.

In 6-7 minuti era impossibile un salvataggio, perché il corpo era troppo al largo.
Atteggiamento rassegnato? Non è una rassegnazione, non si poteva entrare in acqua perché il mare era troppo grosso. Non si poteva fare nessun intervento. Si annegava. Umanamente mi dispiace, è ovvio, ma non c’era nulla da fare.

Forse si poteva salvare poco dopo l’ingresso in acqua al Pennello, ma io non li ho visti entrare in acqua.
Quando il figlio di Feola mi ha avvisato della situazione di suo padre sono entrato in acqua fino alle ginocchia. Lei mi può fare 50 domande, ma non c’erano le condizioni, si annegava. Era da prima delle 17 che facevamo uscire le persone dall’acqua. In acqua non c’era più nessuno.

Mai visto un mare così? Io ho lavorato per 30 anni ai Sogni d’Estate ed è una pozza, è impossibile vedere un mare così.

Offerto risarcimento? Mi dispiace umanamente, ma non mi sento responsabile. Sono un pensionato, non saprei neanche cosa offrire.

Usare il rullo? Il rullo non tiene a galla, non serviva a niente. Il rullo va bene quando bisogna recuperare una persona lontana e si può tornare a nuoto. In questo caso era impossibile.

Con quel mare e quel vento il rullo non sarebbe servito a niente. Non c’erano solo le onde, c’era anche un vento a 25-30 nodi. Non avrei potuto nuotare in quella situazione.

Il rullo non mi sarebbe servito. Anche in condizioni di sicurezza non sarei mai arrivato al corpo di Feola, non ce l’avrei fatta. Utilizzando il rullo, con le pinne ai piedi, non sarei riuscito a muovermi abbastanza per raggiungere il corpo.

Qualunque intervento sarebbe stato impraticabile perché avrebbe messo a repentaglio la vita del bagnino.

Due persone mi hanno chiesto un salvagente dicendo che c’era una persona in acqua al Pennello. Dopo aver consegnato il salvagente gli sono andato dietro e ho incontrato il figlio di Feola.

Faccio il bagnino da 40 anni. Ho preso il brevetto alla Società Nazionale Salvamento Genova. All’epoca dei fatti avevo 65 anni. Ogni tre anni si effettua l rinnovo del brevetto. Dagli anni 70 in poi non sono mai più stato esaminato dalla Società Salvamento. Mai fatto corsi di aggiornamento, semplicemente nuoto. Per la Società Salvamento l’età massima è di 55 anni? Io ho il brevetto e l’ho regolarmente rinnovato.

La Pandolfi è giovane e anche un po’ confusa. Perché in una situazione di emergenza non stavo io in postazione? Ero in spiaggia, non ero da un’altra parte. Facevo il lavoro fisico di spostare i lettini, era giusto che lo facessi io. Mai posto il problema di dover stare quel giorno in postazione? No.

Pensavo che la Capitaneria di Porto potesse intervenire con il gommone”.

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