“Musicapost”: La rubrica in collaborazione con Stefano Senardi. “Pacifismo, solidarietà e viaggi, ecco ‘Lindbergh’ di Ivano Fossati”/XVII puntata

MusicPost Rubriche

Siamo arrivati alla diciassettesima puntata di “MusicaPost”, la rubrica di ImperiaPost in collaborazione con il discografico imperiese di fama internazionale Stefano Senardi.

Siamo arrivati alla diciassettesima puntata di “MusicaPost”, la rubrica di ImperiaPost in collaborazione con il discografico imperiese di fama internazionale Stefano Senardi.

Cos’è MusicaPost?

Si tratta di uno spazio in cui Senardi presenta una proposta musicale ai lettori, attraverso una “lezione” di ascolto della musica, facendo scoprire i retroscena, la storia e le leggende che si nascondono dietro i brani e gli artisti che li creano, sfruttando sua la grande esperienza maturata negli anni.

Dopo aver approfondito la “Summer of Love”del 1967,  “Islands” dei King Crimson “Manhole” di Grace Slick“Remain in Light” dei Talking Heads,“Bryter Layter” di Nick Drake, “Rock Bottom” di Robert Wyatt“Astral Weeks” di Van Morrison“The Freewheelin” di Bob Dylan, “Tapestry” di Carole King , “Closing Time” di Tom Waits “So” di Peter Gabriel, è arrivato il momento di passare alla musica italiana.

Successivamente all’album “Le Nuvole” di Fabrizio De Andrè, “Terra Mia” di Pino Daniele, “Paris Milonga” di Paolo Conte, “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla “Il mio canto libero” di Lucio Battisti, oggi Senardi ha deciso di parlarci di “Lindbergh” di Ivano Fossati.

“Lindbergh” di Ivano Fossati: la rubrica di Stefano Senardi

Di cosa parla l’album “Lindbergh”?

“Lindbergh”, uno dei più importanti della musica italiana, è dedicato alla prima traversata aerea in solitario e senza scalo dell’Oceano Atlantico, impresa compiuta appunto dall’aviatore Charles Lindbergh. Con questo album Fossati vince nel 1992 la targa Tenco, come migliore disco dell’anno.

“Lettere sopra la pioggia” racconta il distacco di Fossati dalla musica convenzionale. Ivano tenta di non andare in direzione ostinata e contraria come Fabrizio De Andrè, ma di trovare la sua traiettoria, diversa dagli altri, guardando il mondo dall’alto con un certo distacco, anche se con un forte coinvolgimento emotivo e sentimentale.

Nelle sue canzoni si respira l’atmosfera di quegli anni, quando si sentivano forti venti di guerra vicino all’Italia (Yugoslavia e Iraq ). Ci sono temi che riguardano la diserzione, il pacifismo e soprattutto la solidarietà.

È un album che contiene brani importanti come “Mio fratello che guardi il mondo”e “Canzone popolare”. Quest’ultima è stata eseguita sia nel programma “33 Giri”di Sky Arte sia a “Ossigeno”,entrambi da me curati, da Manual Agnelli e Rodrigo d’Erasmo. Inoltre, in “Ossigeno” dove Fossati era ospite è stata suonata anche una versione memorabile di Lindbergh, con Fabrizio Bossoalla tromba, che ha eseguito un assolo magistrale e commovente.

La mia canzone preferita dell’Album è “Mio fratello che guardi il mondo”. Nonostante sia stata scritta nel ’92 purtroppo è ancora attuale. Mai si sarebbe potuto immaginare di arrivare a una situazione così drammatica come quella di oggi, con tutte queste persone che scappano, non sanno dove andare mentre tentano di raggiungere la salvezza.

Dal punto di vista musicale c’è da notare una forte varietà a livello di produzione artistica e il forte interesse dell’Autore per la musica etnica ( L’arpa di Vincenzo Zitello e le percussioni di Trilok Gurtu ).

Come descriverebbe la figura musicale di Fossati?

“Ivano Fossati è sicuramente uno dei musicisti più preparati e più lucidi della storia del cantautorato italiano, sia per preparazione letteraria che musicale. È polistrumentista, passa con disinvoltura dalla chitarra al flauto traverso, fino al pianoforte.

È anche un grande autore. Non solo ha scritto per se ma anche per molti altri, soprattutto donne ( “Pensiero stupendo”per Patty Pravo, “Non sono una signora” e”Dedicato”per Loredana Berté , ” Un emozione da poco ” per Anna Oxa nonché ” La Costruzione di un amore”, “Vola”, “E non finisce mica il cielo” per Mia Martini e tutte le sue canzoni che ha egregiamente reinterpretato Fiorella Mannoia ).

Nella sua attività di artista e cantautore, Fossati è stato non solo un protagonista della canzone italiana, ma anche una coscienza critica della nostra società.

Per quanto sia uno spirito schivo e sofferente, è molto curioso e sempre alla ricerca di nuove strade da percorrere e anche questo lo rende una delle figure più complete del nostro panorama musicale”.

Com’è il suo rapporto con Ivano Fossati?

“Ci conosciamo da tempo, ma non avevo mai lavorato con lui fino a quando mi ha contattato a Viareggio in occasione del Festival dedicato a Giorgio Gaber. In quell’occasione mi aveva detto in gran segreto che entro 2 anni si sarebbe ritirato dalle scene e mi aveva chiesto di accompagnarlo a compiere questo passaggio delicato con la massima discrezione. Per me è stato un colpo, ma l’ho fatto volentieri. Sono stato felice che avesse scelto me per un compito così delicato. In quella occasione fu organizzata una tournée d’addio e uno speciale da Fabio Fazio, per cui lavoravo in quel periodo. Non si è ritirato a vita privata, ma non ha più voluto suonare in pubblico.

Ha ancora avuto modo di lavorarci insieme?

“Sì, come ho detto prima abbiamo realizzato uno speciale su “Lindbergh” per “33 giri Italian Masters” il Programma che curo per Sky Arte.

Recentemente, inoltre, l’ ho coinvolto a partecipare alla prima puntata di “Ossigeno”, il programma di Manuel Agnelli di cui sono consulente che va in onda ogni giovedì su RaiTre. Naturalmente Ivano ha partecipato come ospite parlante non come musicista ed ha detto come sempre cose estremamente sensate e che fanno riflettere”.

E adesso?

“Spesso ci sentiamo, ci vediamo e gli chiedo perché non torna. Lui risponde “chissà”, mentre nel frattempo viaggia, legge, scrive, suona e compone”.

Ecco le altre puntate di MusicaPost:

Gaia Ammirati

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