“Musicapost”: La rubrica in collaborazione con Stefano Senardi. “Con Battiato, registrammo ‘Fleurs’ in un frantoio di campagna”/XVIII puntata

MusicPost Rubriche

Siamo arrivati alla diciottesima puntata di “MusicaPost”, la rubrica di ImperiaPost in collaborazione con il discografico imperiese di fama internazionale Stefano Senardi.

Siamo arrivati alla diciottesima puntata di “MusicaPost”, la rubrica di ImperiaPost in collaborazione con il discografico imperiese di fama internazionale Stefano Senardi.

Cos’è MusicaPost?

Si tratta di uno spazio in cui Senardi presenta una proposta musicale ai lettori, attraverso una “lezione” di ascolto della musica, facendo scoprire i retroscena, la storia e le leggende che si nascondono dietro i brani e gli artisti che li creano, sfruttando sua la grande esperienza maturata negli anni.

Dopo aver approfondito la “Summer of Love”del 1967,  “Islands” dei King Crimson “Manhole” di Grace Slick“Remain in Light” dei Talking Heads,“Bryter Layter” di Nick Drake, “Rock Bottom” di Robert Wyatt“Astral Weeks” di Van Morrison“The Freewheelin” di Bob Dylan, “Tapestry” di Carole King , “Closing Time” di Tom Waits “So” di Peter Gabriel, è arrivato il momento di passare alla musica italiana.

Successivamente all’album “Le Nuvole” di Fabrizio De Andrè, “Terra Mia” di Pino Daniele, “Paris Milonga” di Paolo Conte, “Come è profondo il mare” di Lucio Dalla, “Il mio canto libero” di Lucio Battisti“Lindbergh” di Ivano Fossati, è arrivato il momento di “Fleurs” di Franco Battiato.

“Fleurs” di Franco Battiato: la rubrica di Stefano Senardi

L’album “Fleurs” di Franco Battiato è un album di cover. Come mai la scelta di parlare di questo e non di uno completamente originale?

“Ho scelto “Fleurs” per parlare di Battiato per diversi motivi. Innanzitutto perché quest’anno festeggia i 20 anni dall’uscita con un’edizione speciale in vinile e, inoltre, perché è il primo disco composto dalla maggioranza di canzoni cover realizzato da un artista italiano. Una scelta coraggiosa che dice molto su di lui. 

Si ascolta tutto di un fiato. È ricco di grandi sentimenti, leggerezza, classe e grande stile. Sebbene la maggior parte dei pezzi non siano suoi, si scopre Battiato come grande esecutore e grande cantante.

È un album che sento molto vicino alla mia sensibilità. Conosco bene la sua discografia e questo è un disco anomalo che, pure presentando brani di altri artisti, è a tutti gli effetti un suo disco, con la sua impronta e la sua originalità”.

Come sceglie i brani?

“Tutti i brani che Battiato ripropone hanno un fondo di nostalgia come base e appartengono alla sua gioventù biografica e artistica, che hanno influito in maniera importante sulla sua educazione e sui suoi sentimenti. Sono brani che hanno fatto breccia soprattutto nella sua sensibilità di ascoltatore e non di artista.

Sono canzoni italiane e francesi, riadattate e tradotte da vari autori. Lui le canta e le adatta con estrema semplicità per non perdere le caratteristiche originali, cercando di rendere gli arrangiamenti più fedeli possibili al sentimento con il quale l’autore originale le ha composte”.

Com’è nato?

“È uscito nel 1999 ed è il 25° disco della sua carriera, il terzo e l’ultimo con il quale ha lavorato con me. Ha raggiunto i primi posti in classifica.

Lo abbiamo registrato in un frantoio nella sua campagna di Milo, trasformandolo in uno studio di registrazione, tra il legno delle botti, con Angelo Privitera alle tastiere, Saro Cosentino ai cori, il quartetto d’archi “Quartetto italiano” e Michele Fedrigotti al pianoforte. Tutto questo in soli 2 giorni.

I pezzi erano già stati scelti ed eseguiti durante una tournée in Spagna, realizzata insieme a me, per provare l’effetto.

È stata una scelta coraggiosa, prima di lui nessun artista italiano aveva provato a creare un disco con praticamente solo canzoni di altri, a parte 2 originali”.

Che storia ha la copertina?

“La copertina è firmata da Francesco Messina. È un omaggio a una tela dipinta da Battiato nel ’99, intitolata “Donna con Rosa”. È la prima volta che esce allo scoperto come pittore”.

Per quanto riguarda alcuni brani?

“In questo disco ci sono canzoni stupende dove nostalgia e sentimento amoroso prevalgono. Canta in napoletano e lo fa perfettamente. Interpreta due canzoni di Fabrizio De Andrè, “La canzone dell’amore perduto” e “Amore che vieni, amore che vai”. 

Per quanto riguarda quest’ultima, Battiato la cantò al Carlo Felice alla serata per celebrare 1 anno dalla morte di De Andrè. È stato un momento straordinario, perché mentre cantava, dalla commozione, si è interrotto. Altri momenti molto forti sono stati con Zucchero, che ha cantato “Ho visto Nina volare”, e con Vasco Rossi che cantò “Amico Fragile” in una versione straordinaria. Da quella serata è nato un disco tributo che consiglierei a tutti di ascoltare”.

Come avete vissuto questo album insieme?

“È il terzo disco che ha fatto con me. Ha avuto un successo molto importante che, purtroppo, non sono riuscito a godermi del tutto, perché io ho partecipato alla registrazione, ma poi ho dovuto abbandonare la Polygram perché è stata comprata dalla Universal Music. C’era un senso di tristezza per la fine della avventura, ma questo non ci ha allontanato, abbiamo continuato a collaborare.

Con Battiato si era costruito fin da sempre un rapporto, non solo di lavoro, ma anche di amicizia, già da prima che iniziassimo a lavorare insieme. Abbiamo trascorso Natali, feste, viaggi in Oriente, a New York. Ci siamo frequentati molto.

L’ho convinto a venire alla Polygram e a realizzare con me “L’imboscata” (dove è contenuta “La cura”), Gommalacca (che giudico uno degli album più belli) e Fleurs (innovativo).

Sceglievamo insieme tutto, arrangiamenti, copertina. È stato sempre gratificante, per via del rapporto di grande fiducia e confidenza che c’era”.

E dopo il successo di Fleurs?

“Fleurs” è stato uno degli album tra i più importanti della sua carriera. La casa discografica gliene chiese un altro, e Battiato, che voleva inizialmente evitare di realizzare un trittico, ha giocato d’anticipo, realizzando direttamente “Fleurs 3“. Dopo 10 anni, però, uscì “Fleurs 2”, che chiuse il cerchio”.

Le tracce

  • La canzone dell’amore perduto (Fabrizio De André)
  • Ruby Tuesday  (Mick Jagger e Keith Richards)
  • J’entends siffler le train  (Richard Anthony)
  • Aria di neve (Sergio Endrigo)
  • Ed io tra di voi (Sergio Bardotti e Charles Aznavour)
  • Te lo leggo negli occhi (testo: Sergio Bardotti – musica: Sergio Endrigo)
  • La canzone dei vecchi amanti (La chanson des vieux amants)  (Jacques Brel)
  • Era de maggio  (Mario Pasquale Costa e Salvatore Di Giacomo)
  • Che cosa resta (Que reste-t-il de nos amours?) (Charles Trenet e Gesualdo Bufalino)
  • Amore che vieni, amore che vai  (Fabrizio De André)
  • Medievale (testo: Manlio Sgalambro – musica: Franco Battiato)
  • Invito al viaggio  (testo: Charles Baudelaire e Manlio Sgalambro – musica: Franco Battiato)

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Gaia Ammirati

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