Imperia: “Vorrei donare il mio patrimonio musicale alla città”. Stefano Senardi si racconta. “Nel mio rifugio una vita di ricordi” / Foto e video

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Alla scoperta della storia della musica con Stefano Senardi.

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Non capita tutti i giorni di poter fare un “tuffo” nella storia della musica. È questa la fortuna che abbiamo potuto vivere entrando nello studio personale di via Amendola del discografico imperiese Stefano Senardi, dove ci si trova circondati da migliaia di dischi, album, riviste, libri, fotografie, cimeli, quadri, che raccontano decine di anni fondamentali per la musica italiana e internazionale.

Un patrimonio che potrebbe diventare a disposizione della città e di tutti gli imperiesi e appassionati. Senardi, infatti, ha lanciato la proposta al Sindaco di Imperia Claudio Scajola affinché il Comune si prenda cura di tutto il prezioso materiale, collazionato nell’arco di circa 50 anni, e lo renda fruibile e godibile da tutti.

Imperia: alla scoperta del “rifugio musicale” di Stefano Senardi

In occasione della ventesima puntata della rubrica “MusicaPost”, nata a luglio del 2017 dalla collaborazione tra ImperiaPost e Stefano Senardi, abbiamo deciso di realizzare un servizio speciale, questa volta non analizzando un album o un artista in particolare, ma alla scoperta della storia musicale di Senardi stesso, nella cornice del suo suggestivo studio, in via di smantellamento per un imminente trasloco.

Un viaggio in mezzo a dischi, libri, riviste, ma anche ricordi e testimonianze di un passato, di un’intera generazione cresciuta a cavallo degli anni 60 e 70, periodo in cui “si era convinti di poter cambiare il mondo”.

“Questo è il mio rifugio ha raccontato Senardi – dove tengo una parte importante della mia collezione di musica. È stato un piacere rivedere e risvegliare i ricordi, provare sentimenti e sensazioni che avevano quasi 50 anni. Quando prendi un oggetto in mano, torni improvvisamente ragazzo.

Ho pensato e sto parlando con il Sindaco per valutare di lasciare il materiale a disposizione della cittadinanza, dato che è assurdo spostarlo da una casa all’altra nei vari traslochi. 

Definisco tutto questo un “patrimonio”. Parliamo di 18 mila LP, 25 mila compact disk, 500 video musicali, altrettanti libri musicali, migliaia di riviste italiane e straniere, tanti ricordi e memorabilia.

Se riuscissimo a trovare una modalità per la quale tutto questo materiale venisse usato nel modo migliore dai giovani e da tutta la città io lo metterei a disposizione. Purché fosse consegnato bene e io potessi continuare a distanza o quando voglio a controllarlo, tutelarlo, rinnovarlo ed essere sicuro che sia trattato bene come ho fatto io fino adesso”.

A quali ricordi è più affezionato?

“Qua c’è l’imbarazzo della scelta. Da un ricamo all’uncinetto realizzato dalla mia assistente ai tempi della Nunflower, l’etichetta che avevo costruito dopo che avevo lasciato la presidenza della Polygram, al riconoscimento che mi diede la WEA mondiale per essere stato il primo a scoprire e a lanciare i Simply Red.

Cè un quadro che viene dallo studio di registrazione di Peter Gabriel che fu regalato a Battiato, che a sua volta lo regalò a me, sotto il quale ha suonato Gabriel e Battiato ha composto molte canzoni, poiché era appeso a Milo nella sua casa in Sicilia, sopra la tastiera del pianoforte.

Ci sono foto fatte da grandi fotografi italiani, dal nostro caro Settimio Benedusi, fino a Oliviero Toscani, Giovanni Gastel. Un ritratto realizzato con una vernice dorata alla maniera bizantina da Franco Battiato. C’è la copertina originale di un disco antologico dei Nomadi che la compagna di Augusto Daolio e Beppe Carletti vollero regalarmi alla sua scomparsa, come da sua volontà.

Ci sono decine e decine di foto con vari artisti. Ce n’è una a cui sono molto legato perché è stata scattata durante una delle ultime volte in cui ho visto Pino Daniele. Siamo alla festa di compleanno di Zucchero, all’Eco del Mare a Lerici, la spiaggia della sua compagna. Siamo in quattro, io, Pino, Ivano Fossati e Zucchero. Quella sera hanno suonato per una cinquantina di persone. È stata un’esperienza di quelle da ricordare. Non capita spesso di vedere tre grandi della musica di suonare insieme solo per il piacere di farlo.

C’è una foto in bianco e nero che abbiamo scattato in occasione del primo premio dell’Indipendente della musica organizzata dai giornalisti musicali di Repubblica, i miei amici Castaldo, Assante e Biamonte, e mi vede con i Litfiba, Ghigo e Piero, Raiz degli Almamegretta e Pino Daniele.

C’è il primo bianco e nero fatto ai CSI con i quali ho appena realizzato una puntata commovente su “Tabula rasa elettrificata”, che andrà in onda su Sky Arte a novembre. Vicino c’è una fotografia ritoccata da Joni Mitchel in serigrafie numerate. Insieme a lei e al suo compagno di allora Larry Klein ho passato tre giorni insieme. L’avevo convinta a venire gratuitamente al Club Tenco. È stato il mio primo approccio ufficiale con il Club Tenco, non ancora come membro del direttivo, ma come appassionato di musica che già lavorava all’interno di una multinazionale. Nonostante lavorassi in una multinazionale, ero uno dei pochi accettati dal ‘clan’ del Tenco e potevo andare alle cene del dopo spettacolo che normalmente non erano un posto dove i discografici erano a loro agio. Questo per tanti motivi, per un modo di essere di tanti anni fa, in cui si era un po’ ‘duri e puri’. Cosa che ritengo sbagliata, ma allora mi vantavo di essere uno dei pochi discografici che potevano accedere al Dopo Tenco.

Ci sono anche tante altre cose, mille libri, mille dischi, mille ricordi. Ci sono dei momenti in cui diventa bello fare i traslochi perché, volendoli seguire da vicino, riscopro le cose che ho. Vorrei veramente che, visto che mi sto avvicinando ai 65 anni, mi sembra il momento giusto per regalare, o meglio, condividere con la città che amo, sotto la mia supervisione, tutti i miei ricordi, dai manifesti dei concerti a tutto il resto.

C’è un manifesto storico della CRAMPS disegnato da Andrea Pazienza, c’è una locandina del primo concerto a sorpresa organizzato da MySpace che io feci con i Bluvertigo di cui ero manager allora. C’è il manifesto di Lucio Dalla di ‘Giovani’, il primo giornale ufficiale musicale italiano. Non c’era nient’altro che parlasse di musica tranne questo giornale degli anni 60. C’è la raccolta dei biglietti dei concerti, raccolta che mi è servita da spunto per scrivere un libro che spero di chiudere e pubblicare il prossimo anno. Storie ambientate durante i concerti principali a cui ho assistito. Oltre a raccontare il concerto racconto la storia della generazione degli anni 70. Ricco di spunti musicali, ma anche di aneddoti di come eravamo fricchettoni, alternativi, appassionati. Eravamo convinti di poter cambiare il mondo. Sono esperienze uniche e irripetibili, felice di averle vissute”.

Se potesse tornare indietro nel tempo, a quale momento tornerebbe, musicalmente e personalmente?

“Se potessi tornare indietro nel tempo, tornerei assolutamente negli anni 70. Dal punto di vista musicale, ogni 8 dischi che si trovavano in giro a Londra, nei negozi di dischi e da qualunque parte, c’era sicuramente un disco bello. Dalla fine degli anni 60 alla fine degli anni 70, diciamo tra il 67 e il 77, ci sono stati, senza esagerare, tremila dischi fondamentali.

Nei miei panni? Dai 16 ai 20 anni. In particolare all‘estate dei miei 18 anni. Eravamo liberi, giravamo l’Europa in autostop, c’era la sensazione che si potesse cambiare il mondo. Si immaginava un futuro più bello, diverso da quello in cui ci troviamo adesso. Diventava sempre più forte la passione per la musica che era la mia colonna sonora ed è diventata anche il mio lavoro. È l’augurio che posso fare a chiunque. Avere la fortuna di veder trasformare la propria passione nel proprio lavoro, e io mi sono proprio accanito affinché succedesse, è la cosa più bella che ti possa capitare”.

Ecco tutte le puntate di MusicaPost:

Gaia Ammirati

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